Risonanza magnetica della mammella (seno)
La risonanza della mammella è l’esame di imaging più sensibile per il seno. Usa il contrasto (gadolinio) e non impiega radiazioni. Non sostituisce mammografia ed ecografia, ma le completa in situazioni selezionate.
Che cosa vede
- Tumori non evidenti con mammografia ed ecografia (seno ad alto rischio)
- Integrità delle protesi mammarie (rotture)
- Estensione di malattia già nota, prima della chirurgia
- Risposta alla chemioterapia neoadiuvante
- Ricerca del tumore primitivo in casi particolari
Quando si fa
- Donne ad alto rischio (es. mutazioni BRCA), come integrazione allo screening
- Studio delle protesi mammarie
- Stadiazione pre-operatoria in casi selezionati
- Discrepanza tra esami o reperti dubbi
- Valutazione durante e dopo la chemioterapia
Come ci si prepara
- Nelle donne in età fertile si esegue preferibilmente tra il 7° e il 14° giorno del ciclo (riduce i falsi positivi).
- Prevede il contrasto in vena: creatinina se richiesta, segnalazione di allergie e malattie renali.
- Segnala protesi e interventi precedenti al seno.
- Ti sdrai a pancia in giù con il seno in un’apposita bobina.
Come si svolge
L’esame si esegue in posizione prona (a pancia in giù), con il seno alloggiato in una bobina dedicata; il contrasto viene iniettato durante l’acquisizione. Immobilità e respiro tranquillo.
Dopo l’esame
Puoi riprendere subito le normali attività e guidare, salvo sedazione. Se ti è stato somministrato il gadolinio non servono precauzioni particolari: segnala al centro eventuali reazioni cutanee nelle ore successive. Porta referto e immagini al medico che ha richiesto l’esame: è lui a interpretarli nel quadro clinico completo.
Alternative ed esami correlati
La mammografia resta l’esame di screening e l’ecografia il suo complemento principale. Quando la risonanza non è eseguibile (per claustrofobia importante o alcuni dispositivi) in alcuni centri si può valutare la mammografia con contrasto.
Domande frequenti
No: è un’integrazione. La mammografia resta l’esame di screening (vede le microcalcificazioni), l’ecografia completa; la RM si aggiunge nelle donne ad alto rischio o in situazioni specifiche.
Nella seconda metà del ciclo il tessuto ghiandolare “si accende” di più col contrasto, aumentando i falsi allarmi. La finestra 7°–14° giorno rende l’esame più affidabile.
Sì, tranne che per il solo studio dell’integrità delle protesi, che può essere fatto senza. Per la ricerca di tumori il contrasto è indispensabile.
Sì, è l’esame migliore per valutare la rottura di una protesi, anche quella “silenziosa” che gli altri esami non colgono.
Informazioni generali a scopo divulgativo: non sostituiscono le indicazioni del centro né il parere del tuo medico.